Pittura stocastica (1980- 2008) Le ricerche sui metodi automatici che generano immagini casuali mi condussero alla Pittura Stocastica, esposta dal 1980 in poi (Lombardo 1983, 1986, 1988, 1991, 1993, 1997, Calvesi 1996, Moschini 1995, 1997, 2003; Calvesi et al. 1995, 1996; Mirolla 1995; De Marchis 1995; Bonasegale 1998). I metodi che generano pittura stocastica possono rendere modulabili diversi parametri: le proporzioni fra colori, la proporzione fra B/N, la percentuale fra linee curve e rette, il grado di ordine e disordine, la continuità e la discontinuità. Nel mio intento eventualista, cercavo di scoprire i parametri più importanti e le proporzioni migliori per ottenere che gli osservatori producessero la massima quantità di interpretazioni diverse. Inventai un metodo stocastico automatico detto RAN con il quale disegnai mattonelle quadrate in B/N, le cui combinazioni crescono al crescere dell’area del pavimento. (Lombardo 1993, 1997). In alto si vede un pavimento installato in una galleria d’arte. Inventai molti metodi stocastici di disegno automatico detti TAN, SAT, LAB per costruire immagini mai viste prima, molto lontane dalle abitudini visive umane. Tutte queste procedure automatiche si applicano a disegni inscritti sul toro, perciò con tutte queste immagini è possibile fare dei pavimenti a disegno continuo. Nel 1995 i miei interessi si distaccarono dai metodi stocastici e si orientarono verso le teorie della colorazione di mappe. Fra le immagini stocastiche erano state preferite quelle in cui c’era una simulazione di prospettiva. La presenza di vertici con 3 spigoli adiacenti (di grado 3) erano la causa dell’effetto prospettiva. Per aumentare l’effetto prospettiva disegnai mappe stocastiche con tutti i vertici di grado 3. Queste mappe sono dette minimali. Su queste mappe veniva poi applicato un algoritmo tipo RAN che spostava a caso i vertici in modo da formare delle figure incastrate in un modo tanto imprevedibile quanto insuperabile dal punto di vista della teoria della complessità. Infatti, chi volesse imitare simili intrecci senza avere gli strumenti matematici necessari, non riuscirebbe mai ad evitare tutte le mosse inutili o ripetitive, e otterrebbe alla fine immagini esteticamente più confuse e sicuramente più sgradevoli di quelle ottenute con le procedure minimaliste. |