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Lun 06 Febbraio 2012
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Politici Colorati

Uomini Politici Colorati (1963-1964)

Sergio Lombardo - Concerti Aleatori

Subito dopo la mostra alla Tartaruga, nell’aprile del 1963, inuziai a dipingere facce, soprattutto di uomini politici, impiegando una tecnica simile a quella dei Gesti Tipici, ma impiegando smalti industriali colorati. La sagoma non riproduceva più il profilo esterno della figura, ma quello delle zone interne del volto. Erano due regioni, o due paesi di una carta geografica, di cui una regione rappresentava le parti illuminate del volto, l’altra le parti scure, in ombra. Queste due regioni erano incastrate fra loro ed erano parzialmente confinanti, perciò dovevano essere colorate con due colori differenti. Un terzo colore doveva essere usato per il fondo, che di solito confinava con ambedue i colori usati per il volto. Ne derivarono immagini molto particolari, perchè si riconosceva chiaramente il personaggio rappresentato, ma erano ancora rigorosamente automatiche nella procedura esecutiva, come prescriveva il principio estetico della strutturalità. L’effetto di queste opere all’interno del gruppo della Galleria La Tartatuga fu molto forte, alcuni critici ne furono entusiasti. Cesare Vivaldi scrisse: "Sull’avvenire di Lombardo oggi comincio a non nutrire più alcun dubbio, e faccio ammenda dello scetticismo, che, tempo fa’, mi avevano ispirato i suoi "testoni" lichtenteiniani" (Vivaldi 1964). Per "testoni lichtensteiniani" Cesare Vivaldi intendeva i Gesti Tipici, dei quali non disconosceva però l’impatto psicologico, come egli stesso scriverà un anno dopo: "Sergio Lombardo apparve due o tre anni fa’ in una mostra alla Tartaruga di Roma. . .Le sue sagome nere su fondo bianco ebbero un considerevole effetto di shock sulla giovane pittura romana" (Vivaldi 1965). Indubbiamente il passaggio ai volti colorati era interpretato come un avanzamento, un miglioramento ulteriore rispetto ai Gesti Tipici. Ma questi giudizi positivi nascondevano un’interpretazione che a me non piaceva. Lo stesso Vivaldi precisava infatti, riferendosi ai ritratti colorati: "I due quadri esposti alla Tartaruga sono vigorosi e personali, anche se in un’orbita ancora pop, . . .ma ribollenti di energia e di passione pittorica" (Vivaldi 1964). Non mi piaceva affatto l’idea che i miei quadri ribollissero di energia e di passione pittorica, come se fossero dipinti espressionistici, o lirici. Questa interpretazione contraddiceva le mie intenzioni di usare l’astinenza espressiva e la strutturalità. Contraddiceva le mie intenzioni di far esprimere il pubblico, provocandolo con uno stimolo che lo costringesse ad agire sul piano della realtà, secondo i principi dell’eventualità e dell’interazione. Infine contraddiceva le mie intenzioni di usare una procedura minimale, che è il contrario della passione pittorica. Fui molto deluso del mio successo. Perfino Plinio De Martiis apprezzava la colorazione dei volti in un senso che mi convinceva poco, mi sembrava che li vedesse come quel ritorno al figurativo da lui tanto desiderato, come un segno di anacronismo, che comunque lui auspicava e che credeva fosse un "superamento" della Pop Art americana. Per evitare che i miei quadri venissero letti in una direzione anacronista, verso la quale comunque spingevano le teorie primitiviste e idealiste della critica, nonchè gli interessi commerciali delle gallerie (Lombardo 1990), ritirai questi dipinti dalla circolazione e li nascosi nel mio studio, rifiutando per più di trent’anni di esporli (Lombardo 2001).