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Gio 23 Febbraio 2012
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Pittura Stocastica 1980 - 1998 Intervista PDF Stampa E-mail

 

                                                   "La bellezza si ottiene lentamente per mezzo di molti calcoli"
                                                                                                                                        Policleto
 

Intervista di: Miriam Mirolla

La Pittura Stocastica è una ricerca sperimentale, scientificamente valutabile nell’am¬bito della Teoria Eventualista, iniziata da Sergio Lombardo nel 1980 e ancora oggi in via di evoluzione.
Elaborando due diverse procedure matematiche, TAN e SAT, generate da algoritmi di sorteggio, l’artista riesce ad ottenere strabilianti immagini pittoriche di complessità variabile.
I due metodi TAN e SAT danno vita a "strutture dinamiche iper-ambigue", capaci di coinvolgere l’osservatore in una inarrestabile attività di interpretazione dello stimolo visivo.
Ad un primo sguardo, un quadro stocastico generato con metodo TAN potrebbe sembrare la rappresentazione di ritagli geometrici caduti casualmente sulla superfice della tela, in realtà i ritagli sono collocati sul piano attraverso un’estrazione a sorte di coordinate, che lasciano sempre degli spazi vuoti sulla superficie. Invece un quadro stocastico ottenuto con metodo SAT, cioè attraverso un’estrazione a sorte di punti, attira la visione dell’osservatore in labirinti geometrici intricatissimi che non lasciano spazi vuoti sulla superficie; il metodo SAT genera infatti delle vere e proprie carte geografiche formate da "paesi" che si incastrano perfettamente l’uno nell’altro, saturando il piano.
Scopo principale della Pittura Stocastica è scoprire, attraverso una progressiva indagine sperimentale, quelle strutture geometriche irregolari dotate di un potere imagopoietico sempre più elevato sulla psiche dell’osservatore.

M.M. Come sei arrivato alla formulazione della Pittura Stocastica?

S.L. Dopo aver realizzato lo Specchio Tachistoscopico notai che un particolare stimolo aveva ottenuto un notevole successo sulla produzione di sogni; si trattava di ritaglietti di carta buttati sul vetro di una fotocopiatrice che formavano una folla di poligoni casualmente disposti sul piano. Non si trattava ancora di un procedimento stocastico, bensì casuale, di tipo surrealista, ma provai ad usarlo per verificare il funzionamento di quel tipo di immagine. Poiché aveva funzionato molto bene, provocando negli individui potenti effetti onirici, cominciai a pormi il problema in forma matematica, cioè mi chiesi: fra tutte le possibili strutture casuali, quali sono le leggi statistiche che sovrintendono all’effetto allucinatorio di alcune di esse? In quei poligoni, la gente cominciava a riconoscere uomini, cose, animali. Li mostrai ad alcune persone durante gli esperimenti fatti a Jartrakor nell