| Requisiti scientifici della psicologia dell’arte: II. La creatività dell’artista |
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Rivista di Psicologia dell’ Arte N. S., anno XXII, n. 12, 2001, pagg. 96 Sergio Lombardo - Accademia di Belle Arti, Roma - e-mail:
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1- La creatività dell’artista è un concetto storicamente recente
2- La creatività secondo il comportamentismo
3 - Dalla psicometria della creatività alla pedagogia dell’arte
4 - La creatività secondo i gestaltistiPer i gestaltisti intelligenza e creatività sono sinonimi. Essi considerano il processo associativo e quindi anche l’apprendimento per tentativi ed errori e il condizionamento comportamentista come un processo non intelligente, ma meccanico e ripetitivo. L’intelligenza e la creatività sarebbero invece facoltà non meccaniche e non ripetitive, ma esclusivamente umane. Il pensiero produttivo di Wertimer (1945) descrive quello che per i gestaltisti sarebbe l’intelligenza creativa, la quale consisterebbe nella ristrutturazione improvvisa di tutti i termini del problema accompagnata dalla chiara consapevolezza che quel problema, prima visto in modo superficiale o unilaterale, ora viene visto in una prospettiva nuova, più profonda e più coerente. Tale approccio descrive l’esperienza soggettiva della creatività in generale, dalla quale la creatività specifica dell’artista non è differenziata.
5 - La psicoanalisi della creativitàLa psicoanalisi si è molto occupata dell’arte, vedendola come il risultato di un processo di sublimazione delle pulsioni libidiche arcaiche perverse ed incestuose rimosse. La sublimazione rappresenta l’alternativa sana, mentre la messa in atto e la nevrosi rappresentano l’alternativa malata che la persona può seguire quando qualche elemento dell’esperienza attuale per analogia risveglia pulsioni arcaiche perverse ed incestuose, a suo tempo rimosse. Esse, una volta richiamate dall’inconscio rimosso, tendono infatti ad evocare un comportamento arcaico senza elaborazione nelle persone perverse (coazione a ripetere), uno sforzo di nuova e più drammatica rimozione con possibili conversioni somatiche e sofferenza psichica nelle persone nevrotiche, un processo di sublimazione e di adattamento alla realtà con soddisfazione differita nelle persone sane. La cultura stessa è un modello storico di processi di sublimazione. L’artista agisce sulla cultura creando modelli di sublimazione che poi il pubblico, identificandosi con le idee dell’artista, adotta a sua volta. L’artista è dunque creativo perché riesce ad affrontare meglio le sue pulsioni arcaiche e ad elaborarle anche per gli altri. Otto Rank (1907) sostenne che i temi delle fiabe e della letteratura, e molti prodotti dell’immaginazione sono varianti di pochi motivi fondamentali legati alle problematiche dell’incesto e del complesso di Edipo. Abraham (1909) sottolineò le analogie fra il sogno e il mito. Bergler sostenne che la creazione artistica e letteraria non è espressione dei desideri infantili, bensì delle difese contro questi desideri. Greenacre (1957) distinguendo fra la sublimazione in persone dotate e in persone non dotate attribuì grande importanza al cosidetto romanzo familiare costruito durante l’infanzia degli artisti. Melanie Klein (1957) attribuì le origini della creatività artistica ai processi di riparazione e di ricreazione degli oggetti d’amore infantili danneggiati, nella fase schizo-paranoide, in seguito agli attacchi di fantasie distruttive e vendicative. Tali attacchi sarebbero seguiti da sensi di colpa e da una posizione depressiva in cui inizierebbe la sublimazione, con lo scopo di riparare gli oggetti interni danneggiati o di ricrearli all’esterno. Portando avanti questa linea teorica, H. Segal (1952, 1974) distingue fra arte buona e arte cattiva. Mentre l’arte cattiva esprime il mondo interno distrutto e danneggiato della posizione depressiva, l’arte buona esprime il trionfo della sublimazione riparatoria sul lutto e sulle ansie depressive. Il pubblico, identificandosi con l’artista, condivide questo trionfo. Chasseguet Smirgel, tentando di spiegare i caratteri di unicità e di specificità dell’opera d’arte, sposta l’attenzione dalle pulsioni primarie al modo specifico di sublimarle. In alternativa alla definizione kleiniana della sublimazione come riparazione dell’oggetto, la Smirgel (1971) propone una definizione della creatività come riparazione del soggetto. L’artista, carente di rinforzi narcisistici nell’infanzia, usa la creatività per colmare i deficit narcisistici in modo autonomo e senza aiuto esterno. Su questa autonomia narcisistica poggerebbe la libertà dell’artista e la sua specifica capacità creativa. Secondo la psicoanalisi dell’Io, sulla scia di Hartman, l’artista sarebbe una persona sana che riesce a regredire nel mondo arcaico non perché sopraffatto dall’energia rimossa, ma perché egli stesso desidera intenzionalmente rielaborare e sublimare quelle zone dell’inconscio attraverso una forma di autoanalisi, comunicando poi la sua esperienza agli altri attraverso l’arte. Questo processo è stato sinteticamente chiamato "regressione al servizio dell’Io" (Kris 1952). La fase della regressione è stata chiamata ispirazione, mentre quella della sublimazione è stata chiamata elaborazione. Su questo processo bifasico poggia il ragionamento di Martindale (Martindale C, Uemura A. 1983) secondo cui l’arte nella storia dovrebbe avere un andamento in continuo accrescimento per quanto riguarda le berlyniane variabili collative dell’attenzione e un andamento sinusoidale per quanto riguarda gli stili e i temi trattati: "If a series of artists have to produce more and more original, complex or novel works of art, they will have to change what they do during either inspiration or elaboration. Changes in elaboration correspond to stylistic changes: the "rules of the game" are changed so as to allow increased novelty. Changes in inspiration mean that successive artists should regress more and more. To produce something novel, one must regress. To produce something even more novel, one must regress even more.Thus, within any style, successive artists should regress more and more. This should be reflected in the content of their art. When further regression is too difficult or impossible, stylistic change should occur. This allows more novelty without the necessity of deeper regression. . .. Indices of collative variables should increase monotonically over time. Measures of prymary process content should vary in a sinusoidal fashion". 6 - L’esperienza soggettiva della creativitàL’esperienza creativa come scoperta, come invenzione e come ristrutturazione creativa della personalità è stata studiata storicamente dal punto di vista dell’ascesi religiosa. In questi studi l’esperienza di trasformazione interiore che termina in uno stato di coscienza più elevato, o nell’illuminazione mistica, attraversa sempre una prima fase critica di caos interno e disorientamento. Questa prima fase può essere descritta come uno stato di morte transitoria, di notte fonda, di caduta nell’informe, di perdita dell’identità, di venire divorati o ingoiati da un mostro, di attraversare l’inferno, eccetera (Eliade, 1972). Ovviamente dopo la fase critica la catarsi non è sempre garantita, infatti dopo la crisi può sopravvenire la morte, o uno stato meno evoluto di quello che ha innescato la crisi. Un processo bifasico simile viene descritto nella psichiatria dei processi schizofrenici (Pao 1984). Anche secondo lo psicoanalista Kris (1952) il processo creativo è bifasico. Esso consiste nell’ispirazione (regressione al processo primario), che fornisce il materiale grezzo dell’opera d’arte, e nell’elaborazione (ritorno al processo secondario) in cui il materiale grezzo viene presentato in una forma accettabile secondo le regole di stile corrente. Per la psicologia cognitiva le trasformazioni creative o involutive della personalità sono risposte a una disconferma di costrutti mentali precedenti. La disconferma innesca lo stato di crisi al quale segue la ristrutturazione. Secondo la teoria dei costrutti mentali di Kelly (1955) le credenze central ingrained and well tested, dette concetti primari o costrutti primari, stanno alla base di una serie di concetti o costrutti secondari meno importanti nella costruzione della personalità individuale. I costrutti primari e secondari funzionano da filtri o cornici attraverso i quali noi interpretiamo la realtà. Qualsiasi modifica dell’interpretazione della realtà, rende superflui alcuni costrutti. Se la modifica è estesa, è probabile che un intero sistema di pensiero sia reso inutile. Il crollo di un sistema di pensiero è vissuto soggettivamente come una catastrofe della personalità (Lorenzini, Sassaroli 1995). I processi onirici potrebbero avere un ruolo decisivo nelle ristrutturazioni della personalità e dunque nei processi creativi ed evolutivi. Secondo Hartmann (1973) nei periodi di crisi, di stress o di cambiamento, i soggetti ricordano più sogni, a causa di un processo di riconnessione. 7- La teoria eventualista della creativitàLa creatività è un’attività biologica inevitabile e necessaria alla sopravvivenza umana, non è una facoltà esclusiva dell’artista. L’uomo, infatti, deve interagire con una realtà non statica, ma in continua evoluzione e in grado di mutare in modo parzialmente prevedibile e parzialmente imprevedibile. La mente umana ha lo scopo di prevedere i cambiamenti della realtà per sfruttarli a proprio vantaggio, anticipando gli scenari futuri. Perciò i cambiamenti prevedibili vengono affrontati con gli strumenti del calcolo, della logica, dell’intelligenza consapevole. I cambiamenti imprevedibili della realtà vengono invece affrontati per mezzo di funzioni adattive come l’immaginazione, la fantasia, il sogno e l’arte. Queste funzioni sono biologicamente creative. L’unica differenza fra la persona comune e l’artista è dovuta al fatto che alcuni modelli di adattamento creativo vengono assunti come modelli rappresentativi da un’intera cultura storica, e gli autori di questi modelli vengono perciò chiamati artisti.Il sogno è un’attività biologica che genera modelli individuali di adattamento creativo e che perciò svolge una funzione creativa a livello individuale; l’arte genera modelli di adattamento creativo che risulteranno storicamente rappresentativi e perciò svolge una funzione creativa a livello culturale e storico (Lombardo 1980). I processi creativi vengono attivati da cambiamenti imprevedibili della realtà che non avrebbero senso e non potrebbero essere interpretati secondo i modelli di previsione precedenti. Nel processo onirico, questi cambiamenti vengono tuttavia percepiti come anomalie indecidibili della realtà a livello latente o preconscio e formano i freudiani "residui diurni" dai quali viene messo in moto il processo di formazione del sogno. I residui diurni vengono accantonati in un luogo simile al freudiano sistema preconscio durante la veglia, ma vengono liberati durante il sonno e attirano pensieri inconsci e preconsci che li caricano di significati ipotetici possibili. Queste formazioni più o meno paradossali, alterate e mascherate dal lavoro onirico, vengono alla coscienza sotto forma di sogni. Dunque i sogni sono interpretazioni possibili e conseguenze fantastiche dei cambiamenti imprevedibili della realtà. Essi nel corso della notte, al succedersi delle fasi cicliche del sonno, si articolano in forme sempre più complesse e realistiche in grado di integrare i cambiamenti imprevedibili in un modello nuovo di realtà. La creatività onirica dunque non è un accumulo di stravaganze originali, non è una modalità di pensiero divergente in dotazione a pochi geni, ma un processo di adeguamento realistico ai cambiamenti imprevedibili della realtà, che è funzionale alla sopravvivenza e all’evoluzione della personalità e della cultura. La creatività artistica risponde alla stessa funzione del sogno, ma ad un livello più ampio, cioè storico e culturale. I processi creativi, a livelli diversi di complessità, hanno una caratteristica struttura bifasica:
A scopo puramente esplicativo ipotizzerò un automa capace di eseguire un compito creativo (l’idea mi è venuta ascoltando una lezione di Psicologia degli Automi tenuta da Luigi Pagliarini all’Accademia di Belle Arti di Roma). Immaginiamo che questo automa sia in grado di muoversi con un programma iniziale a random su un tavolo rettangolare senza mai cadere perché dotato di sensori che percepiscono quando il bordo del tavolo si trova poco davanti alla direzione di marcia e attivano un freno e un invertitore di marcia che indirizza il veicolo in una nuova direzione. A tale scopo dotiamo l’automa di un calcolatore che, malgrado la poca memoria a disposizione, sia anche capace di costruire una mappa del tavolo sempre più precisa man mano che le informazioni aumentano. Scopo dell’automa è perlustrare tutta l’area del tavolo a velocità sempre maggiore arrivando sempre più vicino ai bordi. Esso dovrà cercare di aumentare la sua velocità e diminuire la probabilità di cadere, usando a tale scopo la mappa (rappresentazione dinamica del mondo esterno). Immaginiamo però che anche il tavolo sia dinamico e dotato di un bordo che diventa imprevedibilmente sempre più frastagliato rendendo sempre più indecidibile il compito dell’automa, costretto ad accumulare informazioni sempre più incoerenti e complesse sul modo di deformarsi del bordo del tavolo, cosa che renderà sempre più difficile all’automa costruire una mappa realistica del tavolo. Aumentando i dubbi, l’automa si fermerà a distanze di sicurezza sempre più grandi per invertire la direzione di marcia e forse dovrà rallentare anche la corsa. Le nuove informazioni incoerenti, ignorate nella fretta della corsa già programmata, possono essere accumulate in un tacquino di memoria provvisoria analogo al "preconscio" freudiano. Il contenuto del tacquino, come i freudiani "residui diurni", aumenterà fino al punto di rendere l’automa sempre più insicuro e infine bloccarlo (crisi). Esso infatti ha bisogno di tempi sempre più lunghi per rendere coerenti (interpretare) le informazioni incoerenti provenienti dai movimenti del tavolo, per creare una nuova teoria che ne preveda meglio i movimenti futuri, per costruire una aggiornata mappa del tavolo e infine per rifare un programma di marcia più veloce. Una volta bloccato, come se dormisse, l’automa potrebbe: (a) attivare un sistema di analisi più sofisticata del contenuto della memoria preconscia, capace di riclassificare alcuni tipi di bordo e alcuni tipi di movimento in modi nuovi e più semplici, risparmiando memoria e (b) ipotizzare possibili modifiche al proprio programma di marcia per aumentare velocità senza cadere. Se poi l’automa fosse dotato di un sistema autorappresentativo oltre che di intelligenza di calcolo, potrebbe prevedere quando sta per bloccarsi e scegliere una posizione verso il centro del tavolo che sia abbastanza sicura per "dormire". In tale posizione sicura, l’automa potrebbe "sognare" le ipotesi più bizzarre, nella speranza che alcune di esse siano in grado di interpretare in modo relativamente ottimale e più economico le informazioni incoerenti, prevedendo più realisticamente il futuro e liberando altra memoria. A questo punto si sveglierebbe perché sarebbe di nuovo in grado di esplorare il suo mondo. |