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Gio 23 Febbraio 2012
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Specchi tachistocopici con stimolazione a sognare PDF Stampa E-mail

Rivista di Psicologia dell’ Arte N. S., anno XII, n. 2, 1991, pagg. 60

 Sergio Lombardo - Accademia di Belle Arti, Roma - e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

ALCUNI RISULTATI SPERIMENTALI

1 - Requisiti dell’eventualismo

La teoria eventualista stabilisce innanzi tutto che l’opera d’arte materiale è solo una parte del processo estetico, e neanche la più importante. Essa, in¬fatti, è soltanto ciò che esiste oggettivamente, ciò che può essere misurato con metodi convenzionali (peso, lunghezza, volume, forma, materiali, prez¬zo, eccetera), ciò che può essere fotografato, esposto, conservato, utilizzato dal pubblico, manomesso, commerciato, interpretato o descritto.
L’opera d’arte materiale dunque può essere o lo "stimolo" che provoca il vis¬suto estetico (evento), o il "documento" che ne testimonia l’epifania. Non basta, tuttavia, scoprire contenuti e significati connessi all’opera d’arte ma¬teriale, cioè applicare un lavoro critico sull’oggetto, per completare il pro¬cesso estetico. Infatti, qualsiasi oggetto materiale è dotato sia di un’esisten¬za materiale, sia di una serie di contenuti, significati e funzioni di ordine cul¬turale; ma non per questo qualsiasi oggetto è un’opera d’arte, neanche se vi si aggiunge un lavoro critico.
Affinché un oggetto dotato di esistenza materiale e di significati culturali appartenga al processo estetico, dal quale riceve il diritto di essere chiamato arte, è necessario e determinante un ingrediente che appartiene solo ed esclusivamente al processo estetico: l’evento.
Il concetto di evento, analogo parzialmente a quello più tradizionale, ma me¬no preciso, di "piacere estetico", denota un vissuto psicologico soggettivo generato da uno stimolo oggettivo, che coinvolge profondamente il fruitore sia sul piano cognitivo, che su quello affettivo ed emotivo.
L’evento esiste solo soggettivamente e varia da persona a persona, inoltre, anche nella stessa persona, non si ripete mai allo stesso modo ed è soggetto a decadimento e saturazione.
Il processo estetico è dunque diviso in tre parti: lo stimolo, l’evento, e la do¬cumentazione dell’evento (che può assumere varie forme, dal racconto intro¬spettivo alla traccia fisica, dall’alterazione del comportamento alla manipo¬lazione e deformazione dello stimolo). L’eventualismo comunque richiede sempre che vi sia una precisa correlazione stimolo-evento-documentazione. La potenza estetica dell’evento è misurata dalla dispersione delle risposte di un campione di persone esposte allo stesso stimolo, cioè dalla varietà delle documentazioni.

2 - Specchi tachistoscopici

Nel caso degli "Specchi Tachistoscopici", lo stimolo è composto da una scritta con le istruzioni per il fruitore e da una macchina composta di uno specchio semitrasparente, un pulsante che accende un flash di luce, e un’immagine-stimolo invisibile normalmente, ma resa visibile per una bre¬vissima frazione di secondo dalla luce del flash. Il sogno correlato a questa stimolazione è l’evento, il racconto del sogno è la documentazione. La varie¬tà dei sogni raccontati è una misura della dispersione delle risposte allo sti¬molo e quindi della potenza dell’evento.
Infatti il fruitore accettando di segure le istruzioni, riceve una serie di solle¬citazioni psichiche in grado di influenzare in modo particolarmente potente e significativo i sogni delle notti successive all’esperimento.
Mentre sta fissando il proprio volto riflesso nello specchio, egli attiva un lampo luminoso che gli mostra un’immagine-stimolo che non riesce a deci¬frare completamente. Le parti non consciamente percepite dell’immagine-stimolo vengo¬no elaborate inconsciamente (subcezione, o percezione latente) e ricompaiono in modo personaliz¬zato nel contenuto di sogni ben ricordati anche dopo il risveglio.
Per una discussione della letteratura sul sogno notturno e sull’incidenza degli stimoli subcettivi nel sogno rimando ad articoli precedenti (Lombardo 1979, 1981).
I primi specchi tachistoscopici furono costruiti nel 1979 allo scopo di studia¬re il meccanismo della formazione dei sogni e le deformazioni di stimoli figu¬rativi somministrati in subcezione. Essi furono presentati al pubblico come opera d’arte eventualista una prima volta in una mostra del 1979 e poi anco¬ra nel 1981 presso la galleria Jartrakor; nel 1982 furono presentati presso l’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Roma "La Sapienza", infine nel 1991 presso la galleria Il Segno di Roma.
Si tratta di uno specchio semitrasparente di cm. 17,7 x 20 montato su una scatola di legno rivestita di laminato plastico, dentro la quale si trova un disegno visibile solo quando la parte interna della scatola si illumina: a tale scopo è predisposto all’interno della scatola un flash azionabile dall’esterno con un pulsante (fig. 11).
Vicino alla scatola dello specchio vi è una scritta, che fornisce al pubblico le istruzioni per l’uso dello specchio:

Inquadra il tuo volto al centro dello specchio e fissalo intensamente per circa un minuto.
Concentra l’attenzione sull’ occhio destro, e, mentre continui a fissarlo intensamente, premi il pulsante.
Questa notte, o la notte successiva, farai un sogno. Un sogno indimenticabile
che riguarderà la tua immagine:
ti vedrai in una forma assurda, simbolica, segreta e, forse, non ti riconoscerai.
Vedrai la tua Vera Immagine.
Un’ immagine straordinaria, emozionante, intima e profondamente vera.
Un sogno che ricorderai perfettamente anche da sveglio.

In verità furono usati cinque tipi di istruzioni (La tua vera immagine, Un luogo felice, Un problema che ti sta a cuore, Un’impresa acrobatica, Un evento del futuro), ma qui prendo in esame solo "La Tua Vera Immagine".
I disegni che furono usati come stimoli subcettivi erano di vario tipo, nove di essi sono stati scelti in questo articolo (vedi figure) e numerati da O a 8. Lo stimolo O era un semplice foglio bianco.
Abbiamo detto che la potenza estetica dell’evento è misurata dalla dispersione delle risposte (il massimo numero di risposte differenti) ad uno stesso stimolo; tale dispersione è il punteggio eventualista raggiunto dallo stimolo.
La teoria eventualista richiede inoltre che vi sia una precisa e diretta corre¬lazione stimolo-evento-documentazione in modo che al variare dello stimolo deve variare la documentazione secondo una correlazione causa-effetto.
L’evento deve anche variare da persona a persona e, nella stessa persona, deve variare nel tempo ad ogni ripetizione dell’esperimento, fino alla com¬pleta saturazione dello stimolo. Lo stimolo è saturato quando raggiunge il minimo punteggio eventualista e il massimo decadimento (il massimo nu¬mero di risposte uguali).
Per definizione l’opera d’arte eventualista è quello stimolo che ottiene il massimo punteggio eventualista (il massimo di risposte soggettive non con¬formiste, ovvero la massima dispersione nelle risposte di un campione di persone) e che ha decadimento negativo per più tempo (la dispersione delle risposte dovrebbe tendere ad aumentare nel tempo invece che a decadere). Per applicare tali regole agli "Specchi", sarà sufficiente dimostrare:
  • 1. che i sogni ottenuti sono molto diversi l’uno dall’altro, e non si ripetono.
  • 2. che vi è una correlazione fra i sogni e lo stimolo.
  • 3. che, negli esperimenti ripetuti, i sogni pur essendo diversi anche nella stes¬sa persona, sono chiaramente correlati allo stimolo.
I sogni fatti in seguito all’esperimento furono descritti dai soggetti come ri¬portato più avanti e spesso anche corredati da schizzi per illustrare forme e po¬sizioni di oggetti o persone nel sogno.

SOGNI OTTENUTI CON LE SOLE ISTRUZIONI SUGGESTIVE


1) Il sogno di Domenico N. (17 gen. 1980)
Ho uno stato d’animo di tensione. . . Noto uno specchio, sento che tra poco comparirà qualcuno. Ho molta paura della sua venuta. Compare il volto di un vecchio. Gli spuntano solo pochi denti (oppure hai denti molto distanti l’uno dall’altro). Il cranio è pelato, ma lateralmente ci sono ciuffi di capelli grigi ricciuti. Ha anche i baffi e una peluria che gli sale lungo gli zigomi. Al posto degli occhi ha due buchi neri. Mi sembra di ricordare la compar¬sa di altre facce in sostituzione di quella, ma non ne sono sicuro. In ogni caso la paura se ne va appena riconosco il feltro nero dello specchio: è quello di Sergio.

2) Il sogno di Domenico N. (dic. 1980)
Stavo in una specie di sgabuzzino e cercavo di aprire una cassaforte di legno. Lo sgabuzzino era pieno di cose fra le quali ho notato una specie di bru¬co tigrato, a strisce, o zebrato. Era lungo una sessantina di centimetri, ma non stava in terra, era come se fosse eretto su una colonnina. Sembrava un giocattolo, però strano, perché aveva questa luminosità.

3) Il sogno di Sergio L. (dic.1980)
Camminavo di sera con Ferruccio per andare al bar. Passando per Piazza Navona noto che vi sono ancora delle bancarelle tipo quelle natalizie. Fer¬ruccio si ferma davanti ad una bancarella disadorna e quasi vuota. Sul fon¬do si vedono due quadri e una vecchia sta dietro al banco sonnecchiando. Ferruccio è interessato a un piccolo quadro che sta alla nostra sinistra, men tre l’altro quadro, che si trova alla nostra destra, è molto grande e strano. Mentre Ferruccio acquista, con una disinvoltura che mi sorprende, il piccolo quadro per il prezzo di 500.000 lire, io osservo l’altro e mi accorgo che è fatto con un cuore umano vivo che sta sporcando di sangue tutta la parete. Lo trovo alquanto truculento, tuttavia molto più interessante di quello acquistato da Ferruccio, che è uniformemente grigio, dipinto con pennellatine orizzontali. Per spiegarmi il fatto, penso che Ferruccio non aveva preso in considerazione il quadro grande perchè supponeva che costasse troppo. Poi mi accorgo che il cuore è il mio e che il quadro rappresenta me stesso, in un atteggiamento acrobatico molto rischioso. Infatti, dopo essermi tolto il cuore, che continua a battere schizzando sangue, lo tengo in mano per molto tempo prima di rimetterlo al suo posto.

4) Il sogno di Anna H. (20 mag. 1981)
Mi sono guardata allo specchio e subito ho visto una faccia che conosco, una specie di uomo sole, poi ho visto il "Gallo Morente" dei musei capitolini, ma con i capelli molto in subbuglio, era crollato e si appoggiava sull’avanbraccio, non so se era la mia immagine.

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N.1

(Una farfalla che contiene al suo interno un uccello in volo)

5) Il sogno di Daniela D.D. (gen. 1982)
Reperti medioevali estratti dalla montagna stanno dentro il sacco del topolino che scende verso la città. Dalla città, disabitata parte uno starnuto dell’unico abitante, tanto forte da far volare indietro i reperti, ricollocandoli dentro la montagna. La scena finale è uno spaccato della montagna, che mo¬stra al suo interno i reperti. Essi rivelano attraverso la stratigrafia la loro epoca di appartenenza, cioè 3.000 anni avanti Cristo. Ma io sapevo che erano reperti medioevali (all’epoca del sogno stavo studiando arte medioevale, inoltre l’altro inverno sono riemerse cose che appartenevano a quando avevo tre anni, che avevo completamente dimenticato).

6) Il sogno di Ambra B. V. (lug. 1988. Lo stimolo era stato modificato dall’aggiunta di uno sfondo a pallini colorati)
Sono ad occhi chiusi e ho una sensazione di calore addosso. Sto bene, sono felice. Apro gli occhi e mi trovo immersa in una luce tutta d’oro. E’ come es¬sere al centro di un diamante. Poi mi accorgo che tutto il pulviscolo d’oro è formato da milioni di piccole farfalle dorate. Questo mi rende felice. Mi sen¬to trasportare nell’aria, ma non so se sono anch’io una farfalla. Nel sogno mi vedo volare (fig. 1).

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N. 2

(Un disegno infantile che rappresenta un uomo con grandi mani e un uccello che spicca il volo)

7) Il sogno di Cinzia (2 apr. 1982)
Avevo una storia sentimentale con un ragazzo (è uno che abita di fronte a casa mia, ma è un ragazzino, avrà appena vent’anni). Nel sogno parlavo molto con lui perché insisteva a chiedermi di stare con lui, voleva molto questo rapporto; ma io dicevo che non era possibile e mettevo delle scuse, di¬cevo che lui era troppo giovane. . . Poi mi trovavo a fare l’amore con un ragaz¬zino. . . mi ricordo che l’abbracciavo e sentivo che aveva il corpo di un sedi¬cenne: le spalle piccole, come mio fratello, che ha quasi sedici anni ed è molto mingherlino di spalle. Sentivo questo corpo molto piccolo.., e quando lui "veniva", io vedevo questo schizzo fuori di me, trasversalmente, e ciò mi fa¬ceva molto schifo. (Con mio fratello, malgrado l’affetto, litigo spesso perche io lo rimprovero quando si rivolge a me con prepotenza. Vedo in questa pre¬potenza una virilità forzata che mi irrita) (fig. 2).

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N. 3

(Priapo e una Ninfa, nudi)

8) Il sogno di Stefania S. (10 feb. 1987)
Andavo verso casa e notavo un negozio di parrucchiere, che nella realtà non esiste, dentro il quale c’era una ragazza. Il negozio diventa un negozio di ve¬stiti e la ragazza spazza per terra alzando molta polvere. Io entro e indosso un vestito africano nero, poi mi guardo allo specchio, uno specchio lungo ed ovale, dove vedo la mia immagine ingrandirsi e diventare gigantesca. L’im¬magine era bellissima e sembrava riflettere solo le parti belle e buone di me. Un ragazzo, che si trovava dietro le mie spalle, vede l’immagine riflessa den¬tro lo specchio. Avevo un velo in testa. Ho preso il coraggio di andare vesti¬ta così in giro. Il luogo si trasforma in un bar, vedo il bancone nell’altra stanza e vado verso di esso. Qui c’era il ragazzo di prima che mi offre un caf¬fé. Il ragazzo era bello, moro, con gli occhi neri. Usciamo e incontriamo Fiammetta che ci invita a casa sua: una casa tutta bianca e vuota, dove si svolgeva una festa. Lei mi offre dei pasticcini su un vassoio, ne prendo uno ed è come se fosse stato drogato: cado a terra e sono felice. Poi mi sveglio su un divano insieme al marito di Fiammetta, che mi dice: "Dai andiamo a ta¬vola". Era un’ esperienza bellissima!

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N. 4

(Un uccellino a pois e buchi, un buco capita sull’occhio)

9) Il sogno di Anna H. (10 dic. 1982)
In casa vi è un gatto roscio che non ci può stare di notte, così lo invitiamo piuttosto gentilmente, a lasciare la casa. Il gatto trotterella fuori, non è mal¬contento, come in vena d’avventure. Ma dopo pochissimo tempo ritorna: è ridotto malissimo, l’ha attaccato un cane che era legato ad un palo, subito dietro la porta (forse Sergio lo aveva legato li). Al gatto manca del tutto la zampa anteriore, che è recisa di netto; anche un occhio è mezzo spappolato e sulla testa, sul pelo bianco, vi è un’ampia ferita. L’animale mi guarda con uno sguardo che chiede aiuto e contiene una vaga accusa; è uno sguardo dol¬cissimo. Piango a dirotto, accarezzo il gatto, ma so bene che la gamba è pro¬prio perduta, non c’è niente da fare. Una sensazione atroce, mi sveglio di col¬po. (Mi ricordo subito lo "specchio" e mi dico che devo ricordare il sogno, sa¬rà la "mia vera immagine"? E il primo sogno che ricordo nettamente da cir¬ca tre settimane) (fig. 3).

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N. 5

(Ilona Staller indossa un velo trasparente)

10) Il sogno di Paola F. (18 gen. 1984)
Ad un certo punto mi trovavo in una casa "normale" (non so quale), dove mi sono vista protagonista dell’iniziazione sessuale di un bambino di cir¬ca sette anni (probabilmente lo conoscevo, ma non saprei puntualizzare con certezza chi fosse). Dopo tutta una serie di vicende che non ricordo, compare l’ultima scena del sogno: io con due mie amiche, dovevamo par¬tire. . . lasciare un posto. Mentre io ottimisticamente prendo poche cose, come se sapessi di poter tornare, loro invece si portano dietro dei cumuli di roba, soprattutto libri, così decido di aiutarle e mi metto a vedere che libri ci sono. Discutiamo su quali tenere in vista, (vi sono volantini sulla pace, di sinistra, ed un volantino del M.S.I. con foto di bassorilievi alla Manzù, del quale non riusciamo a spiegarci cosa avesse in comune con la pace e come fosse finito li). Le mie amiche sono due sorelle, che conosco dai tempi del liceo, con le quali ho fatto molti viaggi. Abbiamo anche tra¬scorso Natale insieme. Esse rappresentano per me il prototipo della fem¬minilità, ma nel sogno, così caricate di fardelli sulla schiena e sulla testa, sembravano invece due zingare.

11) Il sogno di Anna H. (9 feb. 1984)
Siamo andati nel paese di Vittorino Curci (un pittore che ha rinunciato all’avanguardia per ritirarsi al paese, sposarsi e fare figli. In una gita con Carolyn avevamo notato che in paese c’erano molte donne incinte). Lungo la strada principale vi sono alcuni negozi d’abbigliamento. Io e Carolyn entriamo nel primo, dove una signora vende vestiti di lana fatti a mano con strisce a colori vivaci tipo messicano. Ci sono gli sconti per fine stagione e la proprietaria mi indica uno scialle a strisce rosse, bellissimo, che costa solo 10.000 lire. E un prezzo molto basso per quel capo stupendo e lo compro. Anche il proprietario di un altro negozio, che è contemporaneamente lo stili¬sta, offre sconti consistenti, ma i capi sono troppo cari per me (150/200.000 lire). Nonostante che io non sia una cliente che compra, il proprietario mi tratta con particolare attenzione e cura, come se fossi una persona impor¬tante. Mi mostra tutti i modelli, che sono stupendi, ed io sono un po’ imbarazzata perché immagino che lui si aspetti che mi decida a comprare. Poi penso che forse il proprietario ha ragione, io sono una che ora non ha soldi ma un domani potrei essere un acquirente importante. Mentre guardiamo i vestiti Carolyn mi dice: "Di solito sei bella, ma a volte il tuo viso sembra come sporco, anche se veramente non è sporco". Scopro una fila di cappotti di astrakan in colori vivaci (rosso, verde scuro) che trovo divertenti. C’è poi un vestito che mi piace tanto, è di seta trasparente, lunghetto, con uno spacco audace, una scollatura vistosa, il collo ricoperto di seta ricamata in tonalità di grigio, con piccole perle; un pò "fin de siecle". Stranamente lo stilista par¬la male di questa sua creatura. Dice: "Ma signora, questo non è un vestito per lei, è così puttanesco! ". Sono in disaccordo con lui, io invece lo trovo raf¬finato. L’unico motivo per il quale non lo posso mettere, penso con rammarìco, è che per quella scollatura ci vuole un bel seno; piatta come sono gli farei perdere il fascino (fig. 4).

12) Il sogno di Sergio R. (14 mar. 1984)
Al ristorante i commensali annotano che il valore complessivo del pesce è di 1.300.000 lire. Mi alzo e vado a vedere i pesci. Nell’acqua bassa dell’acquario nuotano alcune spigole, qualche dentice e uno strano pesce da taglio già muti¬lato dai camerieri, i quali di volta in volta secondo le ordinazioni, staccano le fette da cucinare dal corpo lungo dell’animale. Il pesce rimane in vita, pur accorciandosi sempre di più ad ogni taglio, continuando a nuotare nella piccola vasca con la straordinaria e inconsapevole vitalità della disperazione (fig 5)


SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N. 6

(Volto di un bambino sorridente, ma con grosse lacrime sugli occhi, su sfondo a gocce)

13) Il sogno di Alessandro B. V. (8 dic. 1982)
Stavo insieme ad un gruppo di persone e fuggivamo. Eravamo inseguiti da uno strano oggetto, un giocattolo, come un pupazzo caricato a molla, che però invece di essere un giocattolo appariva minaccioso e ci rincorreva. Era alto 40 centimetri e si muoveva a scatti. Metteva paura perché era piccolo come le statuette messicane, ma aveva i denti a sega. Io spiegavo a mia madre come era fatto questo oggetto, proprio come sto fa¬cendo adesso con te, e lei mi diceva: "Anch’io, se mi levo la dentiera, ho i denti proprio così". Ricordo molto nitidamente questa frase perché a questo punto ho pensato alla suggestione di ricordare il sogno. Il giocattolo in un primo tempo sembrava innocente, ma poi diventava un assassino, eppure non era un incubo, anche se la sensazione era molto drammatica. Potevo infatti vedere anche un poco l’esterno, come se, volendo, avessi potuto distaccarmene.

14) Il sogno di Roberto G. (11 dic. 1983)
Mi trovavo in un bosco di mattina presto col sole a levante e nebbia. La luce era filtrata prima dagli alberi e poi dalla nebbia, era una scena molto poeti¬ca. C’era una fotografia attaccata con un chiodo ad un albero, raffigurava un aereo di linea. La punta dell’aereo volgeva verso ponente. Alla vista di quella foto io fuggo verso sud (fig.7).

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N.7

(Maschera arcaica di giovane androgino con barba canuta)

15) Il sogno di Paola F. (17 dic. 1982)
C’era molta gente, nessuno particolarmente legato a me, ma neppure erano degli sconosciuti. Io avevo il compito di "organizzatrice" ed ero in uno stato d’animo di fiducioso ottimismo. Ad un certo punto mi guardo le gambe e ve¬do che ho le vene tutte emergenti, come nei modelli anatomici. Sul momento sono colpita, ma meno di quanto lo sarei nella realtà e non reagisco con an¬sia, ma con disappunto per il guasto estetico. Dopo, in fase di risveglio mi convinco che quella doveva essere la mia "vera immagine", anche perché l’ho fissa in mente, mentre il resto è svanito (fig. 8).

SOGNI OTTENUTI CON LO STIMOLO N. 8

(Ilona Staller dentro un uovo, con sfondo di uccelli neri volanti)

16) Il sogno di Carolyn C. B. (25 gen. 1984)
Ero a letto, ma il letto, sebbene più grande, era quello che sta nella stanza di Cesare. Cesare non voleva fare l’amore ed io ero perciò angosciata. Dopo un po’ che io lo bacio, lui cambia idea e facciamo l’amore: ma in una strana posi¬zione accovacciata come nel disegno. Sotto una coperta, con un movimento pendolare. Entra un uomo che non conosco, forse sui quarant’anni che inter¬rompe il coito e io sono molto triste. Parliamo, e io chiedo a Cesare: "Perché c’è la coperta sopra di noi?". Lui dice: "Perché così da fuori si vede che una testa è più alta dell’altra". Non sono sicura se il dialogo fosse questo o un po diverso, potrei aver chiesto: "Perché l’uomo è uscito subito?" (fig. 9).

17) Il sogno di Miriam M (26 dic. 1990)
Mi spalmo sulle labbra un rossetto color rosso vivo e dal sapore di cioccolata. Lo spalmo a lungo e provo molto piacere. Vorrei invitare tutti ad assag¬giarlo. Anche l’odore è molto forte. Paolo e Paola si spogliano in roulotte. So che faranno l’amore, io che sto su un piano alto di un grattacielo, me ne ac¬corgo. Anzi tutti e tre ci guardiamo, ma la cosa non ci interessa molto. Giar¬dino rigoglioso e umido con molta gente. Scendo le scale del grattacielo-giardino e ho dei brevi dialoghi. Al telefono col direttore litigo, la sua sbrigatività mi dà ai nervi (fig. 10).

18) Il sogno di Paola F. (25 gen. 1991)
Mi dovevo mostrare a gambe nude in presenza di uomini che mi piacciono, e mi accorgo di avere sulle gambe dei lunghi peli neri. In pardicolare noto un folto ciuffo, tipo peli pubici, sotto il ginocchio della gamba sinistra. Mi sono chiesta se dovevo vergognarmene, ma non ne ero convinta.

19) Il sogno di Anna P. (25 gen. 1991)
Ho sognato che venivo da te a raccontarti il sogno che avevo fatto. Il sogno era che io diventavo piccola piccola, tanto da entrare nella tana di un topo che si trovava in un appartamento. Dentro la tana c’era un albero sotto il quale c’era un ombrellone ed un sedia a sdraio. Io mi sono seduta sulla sedia a sdraio con una lattina di Coca-cola. Lì stavo proprio bene. Mentre ti raccontavo il sogno, stavamo a casa tua, ma tu stavi nella stanza accanto e ci parlavamo al telefono. Io dicevo: "Ma guarda che cosa ho sognato! Allora vuol dire che in realà io sono un topo! ".

DISCUSSIONE


Tutti i sogni, anche quelli ottenuti con lo stesso stimolo, sono ri¬sultati diversi fra loro.
In tutti i sogni sono rintracciabili correlazioni fra lo stimolo e il sogno. Anche in mancanza dello stimolo compare in sogno lo stesso specchio (sogni n. 1, n. 4), oppure un oggetto risalta in modo eccezionale (n. 2, n. 3).
Con lo stimolo n. 1 della farfalla che contiene un uccello al suo interno, com¬pare spesso qualcosa che sta all’interno di un’altra (sogno n. 5, i reperti den¬tro la montagna; sogno n. 6, "è come essere dentro un diamante"). Con lo stimolo n. 2, di un disegno infantile e un uccello che "schizza via", l’interpretazione sessuale trasforma il gesto del bambino (un pò "aggressivo" nell’atto di mostrare le lunghe unghia) in un abbraccio erotico e l’uccello in uno schiz¬zo di sperma.
Nel sogno n. 8 compare sia lo specchio che un fenomeno di magnificazione della propria immagine ivi riflessa. Inoltre sembra esservi una trasforma¬zione nel contrario delle persone nude dello stimolo, che in sogno ricompaio¬no vestite, anzi la protagonista indossa perfino un velo in testa, come le don¬ne arabe, ed un lungo vestito nero. Al posto dello stimolo n. 4, che era un uccello stilizzato e forato, dove uno dei fori era sovrapposto all’occhio, compa¬re in sogno un gatto ferito con un occhio "mezzo spappolato" (sogno n. 9). I sogni ottenuti con lo stimolo n. 5 contengono riferimenti erotici, eccetto il caso di Anna H., che però sogna di provarsi dei vestiti. Lo stimolo infatti raffigurava una bellissima donna nuda (Ilona Staller). Nel sogno n. 12 il rife¬rimento al proprio pene sotto l’aspetto di un pesce che viene consumato po¬co alla volta è abbastanza ovvio.
L’interpretazione dello stimolo n. 6 da parte di Alessandro B.V., è notevole perché lo stimolo rappresenta un bambino che ride e contemporaneamente esibisce delle grosse lagrime che scendono dagli occhi. Tale ambivalenza è trasportata nel rapporto con un giocattolo "cattivo" e nella reazione ambi¬valente della madre che dice al protagonista "Anch’io, se mi levo la dentiera, ho i denti proprio così", cioè a sega, come quelli del giocattolo cattivo. Meno evidente è la reazione di Roberto G. allo stesso stimolo, nella quale forse si può riconoscere una paura di crescere, di accettare un destino come quello del sole, o di un aereo di linea, cioé di diventare adulti, poi vecchi, ed infine di morire, o tramontare, o atterrare. Bisogna sapere infatti che Roberto G. aveva letto da poco un mio articolo sulla psicologia del tempo che trattava questo argomento. La sua fuga verso sud sarebbe un affrettarsi verso l’età adulta.
Lo stimolo n. 7 è una maschera con gli occhi sbarrati, né maschio, né femmina, e dotata di una barba bianca disegnata a linee grafiche, come vene. La ragazza del sogno n. 15, Paola F., da bambina era un maschiaccio e rimase delusa al comparire delle prime mestruazioni. Nel sogno rivive la sce¬na, ma il sangue è rappresentato sotto forma di vene emergenti.
Lo stimolo n.8 infine rappresenta una bellissima donna (ancora Ilona Staller) nuda, sdraiata su un letto inclinato, con le gambe piegate in modo da esi¬bire in bella vista le labbra della vagina e la zona pubica ben depilata.
La ragazza giace all’interno di una forma ovale, colorata come se una coperta fosse appoggiata sulle sue ginocchia. Intorno alla figura piazzata nel punto di fissazione consigliato nelle istruzioni, vi sono delle sagome di uccelli in volo ben visibili in modo da attirare l’attenzione cosciente alla luce del flash (effetto Pötzl, 1917).
La posizione fisica in cui Carolyn C.B. sogna di far l’amore è la stessa che appare nello stimolo. Miriam M. sposta invece l’atto masturbatorio sulle labbra che strofina con un rossetto dal sapore di cioccolata e dal forte odore. Paola F. sposta i peli del pube in basso sulla gamba, in una curiosa trasformazione nel contrario, visto che nello stimolo i peli sono rasati. Anna P. in¬terpreta la forma ad uovo dello stimolo in una tana per topi, vi penetra e si siede su una sedia a sdraio nella stessa posizione dello stimolo. Nel sogno compare addirittura l’atto di raccontarmi il sogno e un commento sull’esperimento.
Nei casi di persone che hanno fatto l’esperimento più volte, sebbene i sogni sono sempre diversi e collegati a stimoli diversi, si può notare qualche tratto ricorrente, come per esempio in Anna H., che sembra vedersi sempre in modo pessimista o leggermente autosvalutativo: gallo morente, gatto con un occhio spappolato, donna senza seno.
Paola F. invece sembra avere qualche difficoltà ad accettare pienamente la sua femminilità: si sorprende delle vene-mestruazioni, si trova a iniziare un bambino di sette anni, carica di libri le sue amiche femminili, sposta sotto il ginocchio i peli pubici.

Bibliografia

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